L’intervista Ucraini d’Irpinia: quando la storia di una comunità racconta l’integrazione in provincia.

Questa realtà ce l’ha raccontata Oksana Bybliv, parte attiva dell’Associazione Ucraini Irpini, tra quelle donne partite per prime verso l’Italia nel 2000, che oggi vive e lavora ad Avellino. Insieme ad altri connazionali ha avuto l’idea di creare un gruppo in cui fosse possibile aiutarsi vicendevolmente, supportarsi e offrire la possibilità di frequentare la scuola ucraina, attraverso un progetto che si chiama proprio Radici.

C’è stato un periodo, alla fine degli anni ’90, che ha visto l’inizio di una importante migrazione dall’Ucraina. Nel momento in cui l’Unione Sovietica è crollata, l’inflazione è aumentata e l’economia della nazione è andata in crisi, questo ha avuto come conseguenza anche una forte instabilità sociale, da cui è partita, dopo breve tempo, una fase di migrazioni verso l’Europa, che continua tuttora, anche se in misura minore.n Irpinia è presente una piccola comunità ucraina, perfettamente integrata, composta da circa seimila persone ormai titolari del permesso di soggiorno. Per la verità la stima, comprendendo i domiciliati e i non regolarizzati per mancanza di un quadro normativo chiaro, si aggira intorno ai novemila. Questa realtà ce l’ha raccontata Oksana Bybliv, parte attiva dell’Associazione Ucraini Irpini, tra quelle donne partite per prime verso l’Italia nel 2000, che oggi vive e lavora ad Avellino. Insieme ad altri connazionali ha avuto l’idea di creare un gruppo in cui fosse possibile aiutarsi vicendevolmente, supportarsi e far fronte ad alcune difficoltà, soprattutto burocratiche, che inevitabilmente si pongono: «C’è sempre stato un bel dialogo tra la comunità e le istituzioni, realizzare una sinergia anche con gli abitanti della provincia ha aiutato e reso completo il processo di inserimento. Ma la vera integrazione è arrivata col tempo, avviene al di là delle leggi, si concretizza nei rapporti, dal lavoro, alla scuola, ci sono persone che vivono qui ormai da quindici anni. Il popolo irpino si è dimostrato molto accogliente, per cui è stato un processo particolare, quasi naturale. Ucraini Irpini è nato prima come un gruppo informale e poi è diventato un riferimento che a poco a poco si è consolidato, per questo c’è stata la decisione di diventare un’Associazione di promozione Sociale: per fornire un supporto migliore, anche dal punto di vista burocratico. La nostra prima vera conquista è stata quella di poter avere in uso, grazie alla Diocesi di Avellino, una chiesa greco cattolica ucraina di rito bizantino, per celebrare ma anche per condividere riti e tradizioni che non coincidono con il calendario delle festività italiane, è la Chiesa dei Santi Vladimiro e Olga. Abbiamo anche consegnato all’Archivio Storico della città tutta la documentazione che racconta Holodomor, il genocidio del popolo ucraino, proprio durante la celebrazione della Giornata del Ricordo. Per noi sono simboli di un’integrazione possibile, di quei primi passi fatti per andare incontro ad un’altra cultura e accettarla». Quando è stato riconosciuto il diritto al ricongiungimento familiare per i cittadini extracomunitari, sono stati in molti a raggiungere il nostro Paese per ritrovare i parenti più stretti e ricostituire quell’unità persa con gli addii. Da qui è arrivata l’esigenza di dare vita alla scuola ucraina per i cosiddetti nuovi cittadini italiani. Il progetto si chiama “Radici” ed è ormai un punto di riferimento: «Era un’esigenza sentita da più parti, chi è nato qui, frequentando lezioni e ambienti italiani, non ha mai imparato la lingua madre, oppure nonostante si parli in famiglia, non la pratica. Questo un po’ significa perdere le radici, rinunciare alla propria identità. C’erano casi in cui i bambini o gli adolescenti tornavano a casa dei nonni in visita o li sentivano al telefono e incontravano serie difficoltà a comunicare. Poi resta comunque il problema dei titoli di studio non riconosciuti reciprocamente nelle due nazioni. La scuola ucraina serve a dare un’altra possibilità, ad offrire una scelta, a garantire una continuità al percorso di formazione, perché nella vita non sai mai cosa ti aspetta, magari si vuole tornare in Patria e in questo modo non bisognerà ricominciare tutto da zero. Abbiamo iniziato lentamente con i corsi di lingua, per poi seguire tutte le materie grazie ad insegnanti volontarie che si dedicano a questo percorso. Siamo accreditati dal Ministero dell’Istruzione Ucraino e due volte l’anno una commissione viene da noi per gli esami e le verifiche. Ci è stato concesso anche il patrocinio morale del Comune, della Provincia e del Provveditorato agli studi, grazie alla collaborazione con vari attori del territorio possiamo essere ospitati e quindi avere una sede, riusciamo sempre a formare nuove classi, ovviamente con livelli diversi, di tutte le età, dalle elementari alle superiori. Abbiamo anche noi dovuto seguire moltissimo i ragazzi, aiutarli a superare dei periodi di reticenza e altri in cui si sentivano demotivati, li abbiamo sostenuti e abbiamo fatto capire loro che non c’era nessun imbarazzo e nessuna vergogna, ma quella che avevano era un’opportunità di conoscere un’altra lingua e un altro Paese. Adesso insegnano l’alfabeto cirillico ai loro amici italiani, è una soddisfazione. Non ci limitiamo alle materie classiche, portiamo avanti anche un lavoro sugli usi e sulle tradizioni, sulle diverse ricorrenze, come l’ultima che abbiamo celebrato, quella dell’abito nazionale ucraino, durante la quale tutti hanno indossato la tipica camicia ricamata che rappresenta le regioni. E’ stato un momento di condivisone con gli ucraini di tutto il mondo, quindi si sono sentiti parte di una collettività in cui potevano riconoscersi. Forse perché storicamente abbiamo sempre dovuto lottare per conservare la nostra identità, per preservare quello che siamo, ma sentiamo un legame indissolubile ed è fondamentale tramandarlo, portarlo avanti parallelamente alla vita che conduciamo ora». Un equilibrio cercato e ottenuto, un ponte tra l’Ucraina e l’Irpinia costruito nel tempo, che nei mesi scorsi ha portato Oksana e altri due volontari in prima linea, nelle zone del conflitto del Donbass, per donare un’ambulanza: «Se ne sente palare troppo poco, è come se questo conflitto fosse stato rimosso, noi abbiamo sentito l’esigenza di intervenire concretamente, grazie all’aiuto della Misericordia di Summonte, dell’Ambasciata Ucraina e a tante associazioni di questa provincia siamo riusciti a portare a termine questo gesto necessario in una zona di guerra. Ad accoglierci abbiamo trovato un colonnello dell’esercito che ha vissuto ad Avellino per cinque anni, un militare in congedo che poi è ripartito. Ci sono molti aspetti che ci accomunano al popolo italiano, anche noi siamo sparsi ovunque, dal Canada al Belgio, dalla Germania alla Svizzera e, come gli italiani, portiamo con noi il Paese che abbiamo lasciato, siamo tutti partiti in cerca di un futuro diverso, con la speranza che potesse essere migliore e il luogo da cui veniamo non lo dimentichiamo. Soprattutto quando poi tornare significa doversi confrontare con il dramma di una tregua che non c’è, con le continue aggressioni, i bombardamenti, un bollettino quotidiano di morti e feriti, è normale che questa guerra ci addolori e ci preoccupi, perché ha delle conseguenze sull’intero Paese, non solo sulle zone di Lugansk e Donetsk». Ed è questa tensione in Crimea che si trascina dal 2013 ad aver generato un nuovo flusso migratorio, non forte come il precedente, ma comunque significativo. Continuano a lasciare la nazione prima le donne, per cui trovare un’occupazione è sicuramente più semplice. Le famiglie perdono il loro cuore e spesso si disgregano. Per questo è necessario tenere ben saldo questo filo della memoria: «Bisogna divulgare la storia dell’Ucraina, permettere a tutti di conoscere una realtà in continuo divenire, di avere una propria idea di quello che succede. Solo attraverso lo studio e l’informazione si fanno crescere le coscienze, da cui deriva l’acquisizione più forte di un’identità. La conoscenza è uno strumento da non sottovalutare per essere autonomi e indipendenti e questo è il principio fondamentale su cui si concentra anche Ucraini Irpini, sull’integrazione in ogni senso, personale e collettiva».